Università, trasferimento tecnologico e nuove opportunità per l’agrifood
La ricerca può generare un impatto concreto quando entra in dialogo con le imprese, le istituzioni e il territorio. È da questa visione che nasce la collaborazione tra l’Università di Padova ed Eatable Adventures nell’ambito di Italia Agrifood Innovation Hub, con l’obiettivo di valorizzare le conoscenze scientifiche e favorire nuove opportunità per il sistema agroalimentare.
Come sottolinea la Prof.ssa Monica Fedeli, Prorettrice con delega alla Terza missione e rapporti con il territorio dell’Università di Padova, questa collaborazione si inserisce in un impegno più ampio volto a coniugare competitività, sicurezza alimentare e tutela delle risorse, rafforzando il dialogo tra ricerca e società.

«Il sistema agroalimentare richiede fortemente di coniugare competitività, sicurezza alimentare e tutela delle risorse, in linea con i quadri europei AgRI 2040 e Food 2040. Con il partenariato con Eatable Adventures nell’ambito di Italia Agrifood Innovation Hub, l’Università di Padova rafforza il dialogo tra ricerca, istituzioni, imprese e comunità,per tradurre conoscenze e innovazione in benefici condivisi. Coerente con il Piano strategico 2023–2027, questo impegno di Terza missione punta a sviluppare competenze, favorire la coesione sociale e creare nuove opportunità per le giovani generazioni.»
Ma come si traduce questa visione in collaborazioni concrete tra università e mondo produttivo? Ne parliamo con il Dott. Andrea Berti, Dirigente dell’Area Ricerca e rapporti con le imprese (A.R.R.I.) dell’Università di Padova, per approfondire il ruolo del trasferimento tecnologico, le opportunità di collaborazione con le imprese e il contributo dell’Ateneo allo sviluppo dell’innovazione agroalimentare.
Italia Agrifood Innovation Hub nasce dall’evoluzione del Verona Agrifood Innovation Hub. Cosa rappresenta, secondo voi, questo passaggio da un’iniziativa territoriale a una piattaforma nazionale dedicata all’innovazione agrifood?
Questo passaggio rappresenta l’opportunità di mettere in relazione competenze ed esperienze presenti in territori diversi, ampliando le possibilità di collaborazione per la ricerca e per le imprese. La dimensione nazionale può consentire di affrontare esigenze condivise dalle filiere agroalimentari, valorizzando al tempo stesso le specificità dei singoli territori.
Per l’Università di Padova, partecipare a questo ecosistema significa contribuire a un obiettivo che è parte della nostra missione: fare in modo che le conoscenze e i risultati della ricerca possano tradursi in benefici per il sistema produttivo e per la società. Una piattaforma dedicata all’Agrifood può facilitare questo percorso, favorendo l’incontro tra competenze scientifiche, bisogni delle imprese e capacità imprenditoriali.
Quali sono oggi le principali sfide che il settore agroalimentare italiano deve affrontare e in che modo l’innovazione può contribuire a trasformarle in opportunità?
Il settore deve conciliare qualità e sicurezza degli alimenti, sostenibilità dei processi e competitività delle imprese. L’adattamento ai cambiamenti climatici, l’impiego efficiente di acqua ed energia e la riduzione degli sprechi richiedono soluzioni che possano essere applicate lungo tutta la filiera e adottate anche dalle realtà produttive di minori dimensioni.
La ricerca può offrire un contributo attraverso ambiti diversi e complementari: dall’agricoltura di precisione alle biotecnologie, dalla robotica ai sistemi di tracciabilità, fino all’impiego dei dati per migliorare le decisioni e i processi produttivi. Perché queste conoscenze generino valore, occorre accompagnarne la sperimentazione e verificarne l’efficacia, la sostenibilità economica e l’applicabilità nei contesti produttivi. Il confronto tra ricercatori e imprese è essenziale proprio per individuare le soluzioni più appropriate e costruire le condizioni per la loro adozione.
Quale valore può generare un ecosistema capace di mettere in connessione imprese, startup, università, investitori, istituzioni e talenti?
Il valore nasce dalla possibilità di affrontare insieme passaggi che ciascun soggetto, da solo, avrebbe difficoltà a sostenere. Le università apportano conoscenze e capacità di ricerca; le imprese contribuiscono con competenze produttive e conoscenza dei mercati; le startup possono sperimentare nuove applicazioni e modelli di business. Investitori e istituzioni possono concorrere a creare le condizioni necessarie per lo sviluppo di questi progetti.
La qualità delle relazioni è decisiva: servono obiettivi condivisi, continuità nel confronto e una chiara definizione dei contributi di ciascuno. Su queste basi, un ecosistema può favorire la nascita di collaborazioni di ricerca, la validazione di tecnologie e lo sviluppo di nuove imprese. Per studenti e ricercatori rappresenta anche un contesto nel quale comprendere le prospettive applicative delle proprie competenze e maturare una maggiore consapevolezza imprenditoriale.
Guardando ai prossimi anni, quale impatto vi augurate che Italia Agrifood Innovation Hub possa avere sul futuro dell’ecosistema italiano dell’innovazione agroalimentare?
Ci auguriamo che Italia Agrifood contribuisca a rafforzare la capacità del settore di anticipare le trasformazioni e di investire in innovazione con una prospettiva di lungo periodo. Una piattaforma nazionale può favorire l’individuazione di priorità condivise, sulle quali far convergere competenze scientifiche, iniziativa imprenditoriale e investimenti, dando continuità a progetti che richiedono tempi di sviluppo più lunghi.
Per un’università, è rilevante anche la capacità di questi percorsi di generare nuove domande di ricerca e opportunità per i giovani. L’auspicio è che l’Hub rafforzi questo scambio, contribuendo a un sistema agroalimentare più sostenibile e competitivo, capace di valorizzare conoscenze e talenti.
Come possono università e centri di ricerca contribuire a trasformare conoscenza, ricerca e competenze in innovazione concreta per il settore agroalimentare?
Le università e i centri di ricerca possono contribuire sia attraverso lo sviluppo di nuove conoscenze, sia accompagnandone la valorizzazione. Il primo passo è costruire un dialogo con le imprese che permetta di mettere a fuoco i problemi da affrontare e individuare le competenze necessarie. Da questo confronto possono nascere progetti congiunti, sperimentazioni e percorsi di trasferimento tecnologico. Occorre poi lavorare sulla maturazione dei risultati, sulla tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale e sulla scelta delle modalità più adatte per portare una soluzione sul mercato, attraverso collaborazioni industriali, licenze o la costituzione di spin-off.
Per l’Università di Padova, questo impegno si accompagna alla formazione e al sostegno dell’imprenditorialità accademica. La collaborazione con Italia Agrifood Innovation Hub può ampliare le opportunità di incontro tra i nostri gruppi di ricerca e gli interlocutori in grado di contribuire allo sviluppo delle loro innovazioni.
Quale messaggio vorreste lasciare a imprese, startup, studenti e organizzazioni che stanno valutando di entrare a far parte dell’ecosistema di Italia Agrifood Innovation Hub?
L’invito è a partecipare portando competenze, idee e problemi sui quali lavorare insieme. Per un’impresa può essere l’occasione di individuare un interlocutore scientifico; per un ricercatore o una startup, di confrontare una soluzione con le esigenze di chi potrebbe utilizzarla; per uno studente, di conoscere possibili applicazioni del proprio percorso di studi. La disponibilità a condividere obiettivi e a costruire collaborazioni è il contributo che ciascuno può offrire alla crescita di questo ecosistema.
